Dofollow e nofollow i fratelli della SEO (parte 1)

 
dofollow-nofollow

La SEO, per come la intendo io, non è solo teoria e buone norme ma, soprattutto, testare sul campo ciò di cui si dubita e non si ha certezza!

Il cogito ergo sum pare che Cartesio lo abbia pensato per me (Poi uno dice che sono vecchio!).

Io, per indole, dubito sempre e ciò, ovviamente, non vuol dire non fidarsi degli altri ma, sic et simpliciter, verificare gli effetti di un’azione “live”.

Da un annetto circa nutrivo la voglia di testare sul campo la differenza tra i famigerati attributi nofollow e dofollow, ispirato anche da un articolo, su Search Engine Land, in cui si parlava di quale dei due scegliere per il guest blogging.

Approfondendo la ricerca, mi sono anche imbattuto in un vecchio articolo del Tagliablog, del sempre ottimo Davide Pozzi, che spiegava ed approfondiva bene l’annosa questione. A mio avviso l’articolo riserva ancora spunti interessanti, benché datato.

Eh, sì.. tu parli, parli.. ma questo test che hai proposto all’inizio cos’è? Che fa?

Avete ragione! Facciamo la SEO (oh, io ci provo, eh!?) e passiamo ai fatti (di SEO)!

Ho diviso questo primo test in tre fasi.

 

FASE  1 – Impostazione “nofollow”

 

nofollow

Ho considerato un sito web, blog addicted, analizzandone 10 articoli.

Ogni volta che tali articoli, assolutamente well-formed lato seo copy, venivano pubblicati, ponevo la mia attenzione sul rel=”nofollow”, avendo cura di inserirlo in tutti i link esterni al blog.

Ho lasciato che questa situazione perdurasse per qualche tempo, circa un mese e mezzo.

A quel punto ho fatto tutte le verifiche del caso con vari tool:

  • Semrush
  • Seozoom
  • Moz
  • Majestic seo

unendoli a google wmt (alla faccia del collega Mario Pompilio! lol) ed a google analytics.

Ho, quindi, immagazzinato tutti i dati e li ho confrontati con quelli iniziali, costruendo il mio punto di partenza.

 

 FASE 2 – Impostazione “dofollow”

 

dofollow

Successivamente ho effettuato la modifica solo sugli articoli in cui vi era il nofollow, sostituendo quest’ultimo con l’attributo dofollow.

Al termine del mese e mezzo, preso come punto temporale d’interesse, ho controllato la situazione.

 

 FASE 3 – Verifica dei risultati

 

follow-the-rules

Ebbene nessuna stranezza, nè aumento di backlinks, né sessioni aumentate in modo considerevole, ne rimbalzi, in percentuale, maggiori o minori.

Nulla di tutto ciò! Tutto assolutamente nella norma!

Solo una piccola (eh, sì… chiamala piccola!) cosa:

le 4 keywords su cui c’era un interesse lavorativo erano risalite (tutte) in SERP dalla terza alla prima pagina.

Ora, come normale che sia, questo dato non mi è bastato e non mi basta ancora, poiché è probabile che esistano tanti altri fattori che intervengono e che potrebbero avere “modificato” (o modificheranno) questo test.

Allo stato, però, il dato è incontrovertibile ma, non fidandomi, proseguo nella prova che ho in mente, per cercare di avere maggiore certezza sul risultato.

In questa settimana, infatti, ho dato il via al secondo step del mio esperimento per verificare se possa essere vero che google premi il “Seguilo perché è buono”, anziché “non seguirlo perché non è il caso!”.

Se non avete fretta e, soprattutto, tanta pazienza, vi fornirò anche gli screenshoot e i dati al termine di tutte le fasi del test.

Nel mentre mi chiedo, e chiedo anche a voi che leggete, se questo test possa avere valenza o meno e se questi risultati possano o meno essere influenzati da questa prova.

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  • DomenicoPuzone

    Ciao! Beh come già detto più volte il dofollow, se usato nel modo giusto da un feedback a Google della nostra intenzione di fornire un approfondimento VALIDO all’utente 🙂 Ottimo post e ottimo test Giovanni, presto confronteremo i dati insieme davanti ad una bella birra 🙂

    • Grazie Dome! I dati da sobri… la birra dopo.. soprattutto se non sono confortanti! 😀

  • Direi che è un bel test Giovanni !. secondo me utile a molti che si stanno affacciando alla disciplina seo, per capire che è meglio avere un bel follow piuttosto che un nofollow ( da avere comunque nel calderone).

  • Alessia Martalò

    Interessante studio! aspettiamo gli sviluppi ulteriori 🙂