IL BLOG di Arkys

Dofollow e nofollow, i fratelli della SEO (parte 1)

20 Apr 2015
dofollow-nofollow

La SEO, per come la intendo io, non è solo teoria e buone norme ma, soprattutto, testare sul campo ciò di cui si dubita e non si ha certezza!

Il cogito ergo sum pare che Cartesio lo abbia pensato per me (Poi uno dice che sono vecchio!).

Io, per indole, dubito sempre e ciò non porta necessariamente a non fidarsi degli altri ma, sic et simpliciter, verificare gli effetti di un’azione “live”.

Da un annetto circa nutrivo la voglia di testare sul campo la differenza tra i famigerati attributi nofollow e dofollow, ispirato anche da un articolo su Search Engine Land, in cui si parlava di quale dei due scegliere per il guest blogging.

Approfondendo la ricerca, mi sono anche imbattuto in un vecchio articolo di Tagliablog, del sempre ottimo Davide Pozzi, che spiegava e approfondiva bene l’annosa questione. A mio avviso l’articolo riserva ancora spunti interessanti, benché datato.

Eh, sì.. tu parli, parli.. ma questo test che hai proposto all’inizio cos’è? Che fa?

Avete ragione! Facciamo la SEO (oh, io ci provo, eh!?) e passiamo ai fatti (di SEO)!

Ho diviso questo primo test in tre fasi.

 

FASE  1 – Impostazione “nofollow”

 

nofollow

Ho considerato un sito web, blog addicted, analizzandone 10 articoli con un timing per l’esperimento di un mese e mezzo.

Ogni volta che tali articoli, assolutamente well-formed lato seo copy, venivano pubblicati, ponevo la mia attenzione sul rel=”nofollow”, avendo cura di inserirlo in tutti i link esterni al blog.

Ho lasciato che questa situazione perdurasse per qualche tempo, circa un mese e mezzo.

A quel punto ho fatto tutte le verifiche del caso attraverso vari tool:

  • Semrush
  • Seozoom
  • Moz
  • Majestic seo

unendoli a google wmt (alla faccia del collega Mario Pompilio!) e a google analytics.

Ho così immagazzinato tutti i dati, confrontandoli con quelli iniziali e costruendo, in tal modo, il mio punto di partenza per l’esperimento.

 

 FASE 2 – Impostazione “dofollow”

 

dofollow

In seconda battuta ho effettuato la modifica solo sugli articoli in cui vi era il nofollow, sostituendo quest’ultimo con l’attributo dofollow.

Al termine del timing ho controllato tutti i dati raccolti.

 

 FASE 3 – Verifica dei risultati

 

follow-the-rules

Ebbene, nessuna stranezza! Né aumento di backlinks, né sessioni aumentate in modo considerevole e né rimbalzi, in percentuale, maggiori o minori.

Nulla di tutto ciò! Tutto assolutamente nella norma!

Solo una piccola (eh, sì… chiamala piccola!) cosa:

le 4 keywords su cui c’era un interesse lavorativo erano risalite (tutte) in SERP dalla terza alla prima pagina.

Ora, come normale che sia, questo dato non mi è bastato e non mi basta ancora, poiché è probabile che esistano tanti altri fattori che intervengano e che potrebbero avere “modificato” (o modificheranno) questo test.

Allo stato attuale, però, il dato è incontrovertibile. Non fidandomi, decido di proseguire nella prova che ho in mente, per cercare di avere maggiore certezza sul risultato.

In questa settimana ho dato il via al secondo step del mio esperimento, per verificare se possa essere vero che google premia il “Seguilo perché è buono”, anziché “non seguirlo perché non è il caso!”.

Se non avete fretta e, soprattutto, tanta pazienza, vi fornirò anche gli screenshoot e i dati al termine di tutte le fasi del test.

Nel mentre mi chiedo, e pongo la stessa domanda anche a voi che leggete, se questo test possa avere valenza o meno. Se questi risultati possano o meno essere influenzati da questa prova.

Giovanni Le Coche

Mi occupo di marketing digitale. Sono un SEO ed adoro condividere conoscenza.